sabato, 09 luglio 2011

Meeting 2011 _ Consulta il programma on line

E l’esistenza diventa una immensa certezza

E l’esistenza diventa una immensa certezza” è il titolo scelto per la XXXII edizione del Meeting. Esso parte da una constatazione, semplice e al tempo stesso drammatica: nella mentalità più diffusa ai nostri giorni, nella coscienza con cui ciascuno di noi affronta le sfide e le fatiche del vivere, sembra che non sia più possibile alcuna vera certezza. È qui, al fondo di noi stessi, che si rivela la radice nascosta delle tante “crisi” del nostro tempo: esse non segnano soltanto la messa in discussione o la perdita di certezze che si credevano acquisite – nella politica come nell’economia, nelle scienze come nell’etica, nella cultura come nella convivenza sociale – come è spesso successo in altre epoche storiche. Quello che è in gioco oggi, nell’epoca attraversata dalla grande ombra del nichilismo, è qualcosa di più radicale, e quindi più radicale è la sfida che essa ci pone: gli uomini non sarebbero più capaci di certezza, e anzi ogni certezza sarebbe una nostra costruzione, e alla fine nient’altro che una grande illusione.

Quando pensiamo al senso della nostra esistenza non siamo forse tutti tentati, come figli del nostro tempo, di ritenere che la nostra origine e la nostra destinazione siano in balìa della sorte, e che in definitiva nulla possiamo rispetto alle forze incontrollabili di un fato cieco e di un’insensata casualità? Eppure gran parte del pensiero “moderno”, per il quale l’uomo è l’unico, vero artefice del proprio destino, senza bisogno di riferirsi ad un senso più grande di sé, aveva preteso di fornire una strategia “scientifica” e “politica” che dominasse l’incertezza del vivere, il rischio mortale della solitudine e dell’insensatezza, fonte di risentimento e di violenza. 

Le uniche certezze di cui ancora disponiamo – così si pensa – sono quelle prodotte dal controllo tecnologico del mondo. Tutto il resto, valori ed emozioni, sentimenti ed opinioni, appartiene al gioco del relativismo. Eppure noi ci accorgiamo sempre più che la realtà, sia a livello naturale che sociale, è molto meno controllabile di quanto si creda, e soprattutto scopriamo che l’esistenza dell’io è sempre più indebolita nelle sue ragioni. «A farci sentire un’incertezza più orrenda e devastante che in passato», ha scritto il sociologo Zygmunt Bauman, è la percezione che «la nostra impotenza sia incurabile». Tutta la partita dell’esistenza si gioca qui, nella certezza o nell’incertezza riguardo al motivo per cui ciascuno di noi è al mondo. 

Il Meeting proverà a raccogliere questa sfida del nostro tempo, riaprendo una partita da molti dichiarata ormai chiusa. E lo farà, come è suo stile, non in virtù di una più scaltra analisi culturale e politica, ma a partire dall’esperienza in atto di persone che non si accontentano di concepire la propria esistenza come destinata al nulla. Uomini e donne che non censurano il peso dell’incertezza né si sottraggono al lavoro che essa esige, ma che la vivono come il segno evidente che non siamo i padroni di noi stessi, ma siamo in rapporto con qualcosa di Altro, che continua a sopraggiungere alla nostra vita. 

Prima di ogni calcolo sulle nostre capacità o incapacità, la percezione di fondo del nostro io è quella di una certezza. E non una sicurezza a buon mercato o una garanzia a nostra disposizione, ma una certezza di appartenenza: siamo di qualcuno. Inizialmente noi siamo certi di noi stessi, perché ci viene incontro il volto di nostra madre e ci viene offerto il suo seno. È la prima percezione del vivere, che resta poi come una costante, anche se nascosta o soffocata. Prima di ogni incertezza c’è una certezza: essa è un dato, un incontro, un invito.

Il Meeting cercherà di raccontare e testimoniare questo lavoro dell’io che riparte dall’evidenza di un incontro, di tutti quegli incontri in cui si rende presente in carne ed ossa il significato per cui vale la pena vivere, amare, costruire e anche soffrire. La certezza che cerchiamo non è un’ideologia o una strategia o una convinzione psicologica, ma è quella che ci fa riconoscere ciò che già “siamo”. Non tanto che le cose andranno a posto come pensiamo noi, ma che noi stessi siamo in rapporto con Chi ci fa continuamente.

Per questo l’esistenza, come dice il titolo del Meeting, diventa una certezza: non si tratta infatti di sapere in anticipo quello che accadrà a noi e nel mondo, ma di essere disponibili a farci provocare da ciò che accade, cioè a chiederne il senso e a riconoscerne la ragione. E la certezza è immensa proprio perché non è un nostro prodotto, ma la scoperta di ciò che ci raggiunge e chiede ogni volta di noi. Questa certezza non potrebbe esistere senza la nostra libertà.

E in fondo anche il Meeting è un modo per prendere sul serio l’invito che ci proviene ogni giorno dagli avvenimenti e dagli incontri che accadono: l’invito a rispondere con tutta la nostra attesa, mettendo sempre in gioco la nostra inquietudine

 

sabato, 14 maggio 2011

SORPRESO DALLA GIOIA

concerto ok.jpgGiovedì 26 Maggio 
In Memoria di Cristina

- 20,30 Santa Messa in Collegiata, Domodossola
- 21,30 Concerto Jazz con Roverto Olzer 
Musiche di Roberto Olzer (pianoforte) "Esprit de finesse"
Testi: da le "Mie Letture" di Don Luigi Giussani 
Immagini: da "Uno Sguardo attraverso l'umano" Caravaggio 

domenica, 03 aprile 2011

Lewis, Berlicche e quel "falso" cristianesimo che ama la morale ma non la vita

Lettere_Berlicche-Lewis-JB.jpgCi sono libri che vengono rifilati fin da bambini, fatti ingurgitare a forza tra i banchi o in estati troppo afose. Ne abbiamo un ricordo piatto di inutilità celata. Quasi libri di precetti religiosi e buoni propositi, che finche si è piccini possono essere ancora letti, ma una volta raggiunta l’età della ragione cadono nel dimenticatoio. È il caso delle Lettere di Berlicche di Lewis in cui viene riportato il carteggio fra due diavoli: Malacoda apprendista alle prese con il suo primo paziente, e lo zio Berlicche dispensatore di consigli utili per evitare la conversione dell’uomo in questione.

Lettere di Berlicche.pdf

 

 

sabato, 26 marzo 2011

Incontro a Stresa sul martire Pavel Florenskij

Florenskij.jpgDOMENICA 3 APRILE 2011
Centro Studi Rosminiani, Stresa 
Prof. Enzo Rizzo

Il centro Charles Péguy di Stresa organizza domenica 3 aprile alle ore 15, presso il Centro Studi Rosminiani, l’incontro “Nulla va perduto -L’esperienza e il martirio di Pavel Florenskij”. L’incontro con la straordinaria figura sarà guidato dal contributo letterario del prof. Enzo Rizzo.
Florenskij fu uno dei più grandi pensatori e scienziati del Novecento: in Urss brevettò perfino numerose invenzioni. Ordinato sacerdote nel 1911, internato due volte nei gulag, morì martire nel 1937. Egli ha continuamente testimoniato che "conoscere significa entrare in rapporto con il Mistero che si svela in tutte le cose". Nella bellezza della natura, nell’amicizia, nelle cose più ovvie e ordinarie. Un uomo che andava ai convegni in abito talare, scandalizzando la Russia materialista di ieri, e che continua a provocare anche noi oggi. Riscoperto dopo settanta anni dalla morte, Pavel Florenskij può essere guida ed esempio per quella ricomposizione tra fede e cultura per cui ha speso il suo pensiero e la sua vita.

venerdì, 18 marzo 2011

EDUCARE E' POSSIBILE: LA SFIDA DI SEMPRE

Nembtini.jpgVENERDI' 25 MARZO 2011
Incontro con Franco Nembrini
FONDAZIONE A. ROSMINI
Via Canuto 12, Domodossola

• Ore 18.00, Incontro per Studenti
"Conversazioni con Franco Nembrini e commento di brani della Divina Commedia"

• Ore 21.00
"L'Educazione é aiutare l'uomo a camminare verso il proprio destino"

VAI AL VIDEO DI PRESENTAZIONE

nembrini dante low.pdf
VOLANTINI nembrin low .pdf